All’Asp di Vibo servizi a rischio per l’assenza di personale

  • 0
  • 25 luglio 2017

infermieriAll’Asp di Vibo servizi a rischio per l’assenza di personale

 

Il consiglio direttivo del collegio IPASVI (Infermieri professionali, assistenti sanitari, vigilatrici d’infanzia), nell’ultima seduta svoltasi nei giorni scorsi, ha voluto fare il punto sulle molteplici criticità che affliggono la nostra azienda sanitaria provinciale, criticità più volte segnalate all’opinione pubblica, al management aziendale e alla stampa.

Tali problematiche, che si amplificano particolarmente con l’arrivo del periodo estivo, non hanno trovato soluzione alcuna. L’assunzione di poche unità infermieristiche (autorizzati dai vari decreti del commissario Scura), non ha certo risolto la perenne carenza di infermieri negli ospedali della provincia, le cui unità operative continuano ad operare molto al di sotto dei requisiti minimi imposti dal vigente schema regionale per le dotazioni organiche minime. I professionisti infermieri, cosi come gli altri professionisti sanitari, sono già provati da anni di piano di rientro, consapevoli di aver fatto di tutto per tenere in piedi il sistema. Ma adesso non sono più disposti ad abbassare la testa, e dicono basta alla compensazione, che è diventata non l’eccezionalità ma la routine.

Gli infermieri, infatti, sono la categoria più esposta al fenomeno del demansionamento, in quanto svolgono la loro professione con la quasi totale assenza, in talune realtà operative, di personale di supporto. Tutto ciò determina che le mansioni, che sono di norma appartenenti al profilo dell’operatore socio sanitario, vengono svolte in sua assenza dal personale presente in turno, e cioè, dagli infermieri. È vero il nostro codice deontologico recita che “l’infermiere, nell’interesse primario degli assistiti, compensa le carenze e i disservizi della struttura in cui opera”, ma è anche vero che questi disservizi e queste carenze devono rivestire carattere di “eccezionalità” non rappresentare la normalità quotidiana, ormai da un decennio.

Intanto un’altra estate sta passando e di nuovo personale di supporto, nemmeno l’ombra. Eppure erano stati autorizzati da decreto commissariale l’assunzione di OSS dalla graduatoria di Crotone, ma il management aziendale, più volte sollecitato da più parti, ha glissato sull’argomento, promettendo che in tempi brevi si sarebbe svolto il concorso. Ma ad oggi nessuna notizia, nemmeno di quel famoso avviso di sostituzione per il personale in malattia superiore a 45 giorni o in gravidanza, bandito addirittura nel 2015 le cui graduatorie sono state stilate per le altre professioni sanitarie (ostetriche, fisioterapisti ecc. ) ma non per gli infermieri e gli OSS.

A queste problematiche, si aggiungono poi, quelli relativi all’organizzazione del lavoro. Questo collegio, che nel 2013, faceva un plauso all’azienda, per aver finalmente riconosciuto l’autonomia delle professioni sanitarie, con apposito regolamento che di fatto applicava i dettami della legge 251/2000 sulla dirigenza infermieristica, adesso ahimè anziché migliorare quell’atto è tornata indietro. La bozza di regolamento del servizio delle professioni sanitarie presentato alle organizzazioni sindacali, identifica, ancora una volta, nei capi dipartimento, i responsabili della gestione delle risorse umane assegnate. Non solo, nella stessa bozza, vengono individuati i coordinatori infermieristici, come professionisti che “coadiuvano” i dirigenti di struttura complessa, nella gestione delle risorse e non soggetti, come recita il proprio profilo professionale, dotati di “autonomia gestionale”. È semplicemente assurdo che mentre nelle altre regioni, si parli di nuove competenze infermieristiche e vengono aperti reparti completamente a gestione infermieristica, ancora in Calabria, si parli di mancato recepimento di una legge che è vecchia di 17 anni. È impensabile che i nostri giovani professionisti infermieri rappresentino per la loro professionalità, l’eccellenza negli altri stati dell’Unione Europea, e qui da noi si combatte ancora per ottenere quel minimo di riconoscimento che determinerebbe l’aumento della qualità dell’assistenza.

Eppure il coordinamento regionale IPASVI Calabria era riuscito a fare approvare dal Consiglio regionale dopo innumerevoli tentativi una legge regionale che recepiva la succitata legge (legge regionale n.11/2016), ma puntualmente qualcosa non ha funzionato e così la legge che istituiva nelle aziende sanitarie il servizio delle professioni sanitarie tecniche e ostetriche nonchè il servizio sociale professionale, è stata impugnata dal Consiglio dei Ministri e successivamente dichiarata incostituzionale.

Nonostante ciò, il commissario Scura aveva rassicurato tutti i collegi IPASVI calabresi, e preso impegno, che, nella stesura degli atti aziendali, si sarebbe dato spazio all’autonomia delle professioni sanitarie, uniformando attraverso apposite linee guida, l’istituzione del servizi nelle aziende sanitarie della Calabria. Impegno che è stato puntualmente disatteso in quanto, nessuna linea guida in merito è stata emanata ed ogni provincia ha seguito un percorso diverso.

Come professionisti della salute non possiamo più accettare questo stato di abbandono del nostro territorio. Noi ci siamo sempre sforzati di supportare le lotte fatte in difesa del territorio ma davanti allo smembramento continuo della realtà sanitaria vibonese non vogliamo assistere inermi a questo stato di cose.

Facciamo pertanto appello a tutte le organizzazioni sindacali, alle associazioni di categoria, affinchè, attraverso un’unità di intenti, si costituisca un comitato permanente che punti al riconoscimento dei diritti dei pazienti e dei professionisti della salute; tutto ciò a garanzia dell’interesse primario di una risposta sanitaria di qualità e non ben al di sotto dei LEA (livelli essenziali di assistenza).

Un altro appello lo vogliamo fare alla politica locale, affinchè dia un segnale forte, dell’impegno profuso in difesa del territorio.

Siamo fermamente convinti che i pazienti – utenti debbono essere i protagonisti del mondo sanitario ma gli infermieri e gli altri professionisti della salute, non possono essere le vittime sacrificali di un sistema che sta inesorabilmente affondando, che si attacca, ora alle promesse del Commissario, ora a quelle del Presidente Regionale.

Si definiscano una volta per tutte, i ruoli, le competenze ma soprattutto le responsabilità, affinchè si cominci a dare delle risposte concrete alla collettività.

 

Consiglio direttivo del collegio IPASVI (Infermieri professionali, assistenti sanitari, vigilatrici d’infanzia)